Bossuet

Bossuet

Bossuet
mixed on paper 40x30cm

Lo sfortunato Bossuet

[…] In mezzo a quel conclave di giovani c’era una testa calva.

Il marchese d’Avaray, creato duca da Luigi Diciottesimo perché lo aveva aiutato a salire in una vettura pubblica il giorno in cui andò in esilio, raccontava che nel 1814, mentre il re sbarcava a Calais di ritorno in Francia, un uomo gli presentò una supplica.

– Che volete? – chiese il re – Maestà, un ufficio postale.

– Come vi chiamate?

– L’Aigle.

Il re aggrottò le ciglia, ma avendo guardato la firma della supplica, e visto il nome scritto così: “Lesgle”, si rasserenò e cominciò a sorridere.

– Sire – riprese il supplicante – il mio antenato fu un servo che attendeva ai cani da caccia e fu perciò soprannominato Lesgueules.

Da quel soprannome deriva il mio cognome, che è Lesgueules, per contrazione Lesgle, e per corruzione l’Aigle.

Queste parole fecero sorridere di più il re, il quale più tardi concesse a quell’uomo l’ufficio postale di Meaux, non sappiamo se apposta o per distrazione.

Il membro calvo del gruppo era figlio di quel Lesgle o Lègle, e firmava Lègle (di Meaux). I suoi compagni, per abbreviazione lo chiamavano Bossuet.

Bossuet era un giovane allegro ma sfortunato. Non riusciva mai a nulla. In compenso rideva sempre. A venticinque anni era calvo.

Suo padre aveva acquistato una casa e un campo, ma il figlio fece presto a perdere casa e campo in una cattiva speculazione. Non gli era rimasto nulla. Aveva cultura e ingegno ma non riusciva a nulla. Tutto gli veniva meno, tutto l’ingannava; tutto quello che costruiva gli crollava addosso. Se spaccava la legna, si tagliava un dito; se si innamorava scopriva presto di avere anche un amico.

Ogni momento gli capitava un guaio. E di questo se ne rallegrava dicendo: “Abito una casa dalle tegole che cadono”. Poco stupito, perché per lui ogni accidente era previsto, accettava serenamente la mala fortuna e sorrideva delle punzecchiature del destino, come chi sa stare al gioco. Era povero, ma era ricchissimo di allegria, e se arrivava presto all’ultimo soldo non arrivava mai all’ultimo scoppio di risa. Quando era visitato da una sventura, la salutava come una vecchia conoscenza, scherzava con le catastrofi e trattava amichevolmente la fatalità tanto da chiamarla col suo nomignolo: Buon giorno, disdetta!

Le persecuzioni del destino l’avevano reso ingegnoso; era pieno di risorse. Non aveva denaro, ma quando voleva, trovava modo di fare “delle spese sfrenate”.

[…] da “I Miserabili” di V.Hugò

Bossuet 2016-02-14T15:59:18+00:00 michele-petrelli



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